Comunicato dell’OIKOS
Avevamo inviato, il 24 dicembre 2007 , al sindaco Walter Veltroni e all’assessore del PD Minelli, una nota con la quale segnalavamo l’irregolarità dell’assegnazione a canone sociale (cioè ad una cifra praticamente simbolica) di un immobile (circa 1000 mq.) di proprietà pubblica ad una cooperativa di professionisti, facendo presente che il regolamento comunale per questo tipo di assegnazioni è limitato alle organizzazioni non lucrative di utilità sociale. Dopo due mesi abbiamo ricevuto un fax firmato dall’Assessore e dal direttore del III Dipartimento che, dopo aver lamentato che la nostra nota tentava di “ergersi in maniera delatoria a giudice dell’attività dell’amministrazione comunale” sosteneva che “ai sensi della normativa in vigore anche le Società Cooperative sono organizzazione non lucrative di utilità sociale”. Due cose risultano incomprensibili: la prima è come sia possibile che un assessore ed un alto burocrate che , da almeno dieci anni, hanno gestito l’immensa ricchezza del patrimonio immobiliare pubblico romano assegnando appartamenti e fabbricati, talvolta di grande valore , senza alcun controllo ed omettendo di decentrare presso i municipi questa importante funzione sociale nonostante precisi richiami, dimostrino di ignorare la normativa vigente in tema di onlus, stabilita da una precisa legge dello Stato italiano. La seconda è che il Sindaco uscente Walter Veltroni, più volte sollecitato ad intervenire sul problema , non si è mai degnato di rispondere.
La realtà che emerge è che in una città dove la gente (e non solo gli zingari) è costretta a vivere sotto i ponti, dove mancano sedi per attività a difesa dell’ambiente, spazi ricreativi per i giovani, alloggi a basto costo per gli studenti , circa 300 immobili per un valore di decine e decine di milioni di euro (forse centinaia) sono spariti nel nulla ed assegnati a prezzi di comodo non si sa bene a chi.
Deboli e sporadiche le proteste dell’opposizione, scarsa l’attenzione della stampa, (a parte alcuni articoli de Il Giornale ed un’inchiesta de l’Espresso). Dobbiamo aspettare che sparisca pure il Colosseo prima che qualcuno arresti il saccheggio delle risorse pubbliche a favore di amici e compari?
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Avevamo inviato, il 24 dicembre 2007 , al sindaco Walter Veltroni e all’assessore del PD Minelli, una nota con la quale segnalavamo l’irregolarità dell’assegnazione a canone sociale (cioè ad una cifra praticamente simbolica) di un immobile (circa 1000 mq.) di proprietà pubblica ad una cooperativa di professionisti, facendo presente che il regolamento comunale per questo tipo di assegnazioni è limitato alle organizzazioni non lucrative di utilità sociale. Dopo due mesi abbiamo ricevuto un fax firmato dall’Assessore e dal direttore del III Dipartimento che, dopo aver lamentato che la nostra nota tentava di “ergersi in maniera delatoria a giudice dell’attività dell’amministrazione comunale” sosteneva che “ai sensi della normativa in vigore anche le Società Cooperative sono organizzazione non lucrative di utilità sociale”. Due cose risultano incomprensibili: la prima è come sia possibile che un assessore ed un alto burocrate che , da almeno dieci anni, hanno gestito l’immensa ricchezza del patrimonio immobiliare pubblico romano assegnando appartamenti e fabbricati, talvolta di grande valore , senza alcun controllo ed omettendo di decentrare presso i municipi questa importante funzione sociale nonostante precisi richiami, dimostrino di ignorare la normativa vigente in tema di onlus, stabilita da una precisa legge dello Stato italiano. La seconda è che il Sindaco uscente Walter Veltroni, più volte sollecitato ad intervenire sul problema , non si è mai degnato di rispondere.
La realtà che emerge è che in una città dove la gente (e non solo gli zingari) è costretta a vivere sotto i ponti, dove mancano sedi per attività a difesa dell’ambiente, spazi ricreativi per i giovani, alloggi a basto costo per gli studenti , circa 300 immobili per un valore di decine e decine di milioni di euro (forse centinaia) sono spariti nel nulla ed assegnati a prezzi di comodo non si sa bene a chi.
Deboli e sporadiche le proteste dell’opposizione, scarsa l’attenzione della stampa, (a parte alcuni articoli de Il Giornale ed un’inchiesta de l’Espresso). Dobbiamo aspettare che sparisca pure il Colosseo prima che qualcuno arresti il saccheggio delle risorse pubbliche a favore di amici e compari?
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