mercoledì 18 novembre 2009

CAMPI NOMADI : l’emergenza ambientale non è un fatto secondario

“In passato avevamo sottovalutato il problema, ma cominciamo a renderci conto che i nuovi stili di vita dei Rom, nei loro insediamenti, possono dar luogo a gravi problemi ambientali che possono gravare sulla salute pubblica per parecchi anni”- afferma Enzo Minissi, presidente dell’associazione ambientalista di volontariato OIKOS , che quest’anno celebra il suo trentennale di attività a Roma e nel Lazio. “Nei primi insediamenti c’era il problema dei liquami che percolavano nella falda, aggiungendo inquinamento alle acque sotterranee già da lungo tempo compromesse. Qualche albero moriva per l’effetto dei detersivi versati sulle radici e, dopo la partenza, restavano un bel po’ di rifiuti da rimuovere. Piccoli guai che, però, avevano carattere reversibile. Gli attuali insediamenti, di lunga permanenza e con un florilegio di attività pericolose per l’ambiente possono, invece, creare danni per la cui riparazione c’è bisogno di interventi di bonifica lunghi e costosi. Dall’accumulo di diossina e sali di rame nei suoli e nelle falde causati dalla bruciatura dei cavi elettrici, agli olii lubrificanti dispersi dalla rottamazione abusiva. La persistenza di un’elevata popolazione in aree ristrette, crea una concentrazione di liquami che provoca effetti da avvelenamento chimico.” “Non sta a noi entrare in polemiche sui tempi e le modalità di rimozione dei campi”- aggiunge Alfonso d’Ippolito, segretario dell’Oikos-“ tanto più che in passato abbiamo ampiamente collaborato con l’Opera Nomadi per soluzioni che tenessero conto delle necessità umanitarie dei Rom, ma ci sembra pericolosissimo, soprattutto per i bambini che, costretti a vivere in ambienti che nulla hanno a che fare con le secolari tradizioni dei Nomadi, rischiano seri danni per la loro salute attuale e futura.” L’appello dell’Oikos è di proseguire con fermezza seguendo l’esempio dello sgombero di Casilino 700, qualora si riscontrino seri rischi ambientali e, contestualmente, stroncare tutte quelle attività che producono inquinamento negli insediamenti il cui sgombero viene differito.

comunicato stampa dell'Oikos del 11 novembre 2009

Pochi Incendi a Roma: la prevenzione ha dato i primi risultati significativi.

Il Giornale aveva raccolto, il 24 maggio di quest’anno, le preoccupazioni dell’Oikos sul rischio di incendi nelle aree verdi del Comune di Roma, vuoi per le pessime condizioni meteo (un’estate che si preannunciava torrida) sia per la difficile eredità lasciata dalle precedenti amministrazioni in materia di protezione civile e gestione del verde. A giugno, poi, le condizioni meteo sono divenute più favorevoli, con diversi acquazzoni che hanno un po’ rinverdito prati e boschi, ma la situazione restava comunque pericolosa, specialmente nel mese di agosto. Nonostante i timori, dobbiamo registrare una delle stagioni che hanno mostrato il minor numero di incendi significativi nel territorio comunale, con un bilancio positivo per il verde e la sicurezza dei cittadini. “Abbiamo osservato una notevole attività di prevenzione da parte del Servizio Giardini che bonificato numerose aree dove, solitamente, la vegetazione erbacea non veniva rimossa al momento giusto fornendo esca per gli incendi” sostiene il segretario dell’Oikos, Alfonso D’Ippolito “ e questo è la prima volta che succede dopo decenni di continue proteste e sollecitazioni da parte nostra”. Enzo Minissi, presidente dell’Oikos aggiunge: “ In generale si percepisce, finalmente, un nuovo atteggiamento rispetto agli incendi boschivi, ossia un occhio attento alla prevenzione attraverso la cura delle aree verdi unito ad un maggiore controllo dei territori e delle aree a rischio. Decisivo l’impiego (da noi richiesto, inutilmente, più volte in passato) dei carabinieri a Castelfusano che ha, verosimilmente, scoraggiato le tentazioni di quelli che speravano di speculare sugli incendi, così come l’impegno della nuova direzione dell’Ente Romanatura nell’impiegare i guardaparco in maniera più incisiva nell’applicazione delle misure di prevenzione a carico dei proprietari dei boschi.” Tutto questo, secondo l’Oikos, si traduce in una boccata d’ossigeno per il malconcio verde della Capitale e in un grande risparmio di risorse finanziarie da parte della pubblica amministrazione (spegnere gli incendi costa, per unità di superficie, sino a mille volte di più che prevenirli), anche in considerazione che, a Roma, il fuoco rappresenta, in assoluto, il fenomeno calamitoso più frequente e dannoso anche se non tutti se ne accorgono perché gli incendi di manifestano soprattutto nell’Agro Romano. L’auspicio è che, all’interno del programma di riorganizzazione degli uffici e delle risorse comunali destinate alla sicurezza (che si prevede imminente) , si crei una struttura permanente di coordinamento che operi nella pianificazione di interventi strategici che stabiliscano, in maniera definitiva, la prevenzione e il risanamento come prospettive prioritarie nella conservazione del territorio e delle sue risorse idrogeologiche. Un invito al Sindaco e all’Assessore De Lillo a proseguire nella buona strada intrapresa.

comunicato stampa dell'Oikos del 6 settembre 2009

Centri territoriali per la sicurezza e la qualità della vita

L’attuazione del recente decreto sulla sicurezza e la sua relativa applicazione per quanto concerne l’impiego di volontari, pone alcuni problemi per quanto concerne l’efficacia tattica e la valenza strategica delle misure attuative da parte delle amministrazioni comunali chiamate a disporle.

Sebbene gli allarmi lanciati da alcuni settori sociali e politici decisamente minoritari ed evidentemente intrisi di pregiudizi ideologici e interessi corporativi non trovino corrispondenza nella maggioranza dei cittadini romani, c’è tuttavia il rischio che l’applicazione del decreto in termini minimalisti non porti ad altro che alla creazione di una serie di gruppi che apparirebbero come una copia difettosa delle forze dell’ordine. In particolare abbiamo fatto osservare in precedenti documenti che, da quanto noi rilevato, la percezione della insicurezza è determinata da fattori variabili e disomogenei che vanno oltre i problemi inerenti l’ordine pubblico e la legalità e che, sebbene questi due aspetti abbiano un ruolo preponderante, la loro manifestazione può dipendere da condizioni complesse che non possono essere risolte esclusivamente con gli strumenti dissuasivi e repressivi analoghi a quelli istituzionali attualmente in vigore. E’, inoltre, fondamentale considerare il fatto che la città di Roma presenta differenze evidenti nelle sue problematiche territoriali che, in alcuni casi, assumono caratteristiche peculiari che non rientrano nelle più comuni tipologie.

Quanto sin qui asserito, implica la necessità di un intervento che soddisfi le esigenze seguenti:

1- Differenziazione territoriale.

2- Metodologia interdisciplinare di analisi dei problemi

3- Diversificazione della tecnica di intervento

4- Caratterizzazione dell’immagine degli operatori

5- Creazione e mantenimento di un terreno di dialogo tra operatori e cittadini


Aprendo una prospettiva più ampia va, inoltre, considerato che la maggior parte delle ricerche svolte negli ultimi decenni sull’analisi delle emozioni e dei comportamenti umani comprese nelle categorie dell’eccesso di aggressività, ostilità, ansia , timore e autoesclusione sociale, concordano nel ritenere l’assenza o la forte carenza di interazioni socioculturali in ambiti di affollamento demografico siano le cause primarie (quando non esclusive) che ne determinano l’insorgenza e il mantenimento. La nostra esperienza nell’ambito della gestione di conflitti socio ambientali e nel contrasto dei comportamenti scorretti o illeciti in essi implicati, ha dato risultati positivi laddove sono stati implementati gli elementi informativi e gli strumenti di dialogo promossi da organizzazioni extraistituzionali (che, generalmente, riscuotono fiducia in quanto percepite come parti terze con ruoli di mediazione). Suggeriamo, quindi, che gli interventi volti a ridurre la percezione di insicurezza debbano comprendere anche le seguenti attività:

1- Ricerca sull’effettiva natura del problema e del livello della sua percezione

2- Informazione alla popolazione concentrata sul rapporto tra dimensione del problema e dimensione della sua percezione.

3- Creazione di spazi permanenti di confronto tra componenti sociali in contrasto

4- Organizzazione di eventi ricreativo culturali volti a ridurre le distanze sociali percepite.

5- Reclutamento di volontari disposti a cooperare su progetti di risanamento, miglioria e controllo del territorio.


Non è un caso che il punto 5) (che nel decreto sulla sicurezza può apparire come un elemento centrale precostituito a forte rischio di estraneità e simmetria verso alcune componenti) assuma, nel nostro schema di lavoro, la posizione di punto di arrivo di un percorso condiviso improntato al dialogo e alla conoscenza dei problemi da affrontare. In una tale ottica è ben difficile che trovino giustificazione le critiche (strumentali o realistiche) all’impiego di volontari per la sicurezza, in quanto essi si troverebbero a rappresentare l’emersione della parte più cosciente e disponibile delle società civili attualmente assai poco visibili in gran parte del territorio metropolitano.

Un percorso di lavoro articolato e durevole nella direzione sin qui esposta, deve, necessariamente, basarsi su una struttura stabile ed aperta al territorio con un certo numero di operatori che operino con un certo livello di conoscenza delle problematiche implicate e che abbiano la capacità di stabilire un rapporto diretto con i cittadini anche attraverso quel tipo di eventi di ‘animazione’ o intrattenimento che favoriscono la fertilità dei terreni sociali di incontro. Questo tipo di struttura dovrebbe, secondo noi, assumere la denominazione di Centro Territoriale per la Sicurezza e la Qualità della Vita . Una tale denominazione sottolinea sia l’aspetto locale e decentrato del progetto, sia l’ampiezza del suo intervento e l’intenzione di non considerare la sicurezza un problema isolato risolvibile con piccole azioni dimostrative. I centri dovrebbero cominciare a sorgere, prioritariamente, nelle realtà periferiche, laddove è più marcata l’assenza di strutture di socializzazione con la relativa amplificazione (e frequente distorsione) di eventi percepiti come sorgente di insicurezza e affidati alle organizzazioni di volontariato che mostrino determinati requisiti.

Restiamo a disposizione per fornire la nostra visione sulle possibili risorse economico-logistiche per la realizzazione dei centri, sia per i criteri di selezione del personale idoneo a promuoverli e coordinarli, sia sull’individuazione dei criteri strategici che possono stabilire le linee guida che ne orientino l’azione e gli obiettivi.

mercoledì 12 novembre 2008

Se gli alberi diventono un pericolo

Disastri causati dal maltempo saranno sempre più frequenti: alberature stradali pericolanti dopo decenni di incuria e scelte sbagliate.

Dopo la tragedia che ha causato la morte del bambino travolto da un albero, l’Oikos lancia l’ allarme per una situazione che non potrà che peggiorare. “ A Roma si sono piantati gli alberi senza rendersi conto che alcune specie non sono adatte a sopravvivere nella città. Soprattutto le scelte di immagine e la mancanza di una seria programmazione hanno portato spesso a mettere a dimora piante troppo grandi per attecchire in maniera ottimale e, soprattutto, in periodi dell’anno sbagliati. Un albero piantato in primavera non fa in tempo a sviluppare radici adatte a sostenerlo e le prime piogge autunnali, con l’acqua che appesantisce rami e fusto, rendono le piante estremamente instabili e pericolose” Afferma Enzo Minissi, presidente dell’Oikos “ Appena queste piante superano una certa età, lo squilibrio tra la parte aerea e l’apparato radicale le espongono a crolli improvvisi, anche in assenza di venti significativi e guai a chi si trova nei paraggi” “ I più a rischio sono i pini domestici, piante adatte a vivere in gruppo e su suoli sabbiosi e di cui non si può ridurre lo sviluppo verticale, pena la loro morte. Quelli lungo le strade sono destinati tutti a crollare nei prossimi anni. Pioppi e Robinie sono più resistenti ma andrebbero potati tutti gli anni ad un’altezza massima di 4 metri, ma gli interventi di potatura sono sempre più sporadici dato che le politiche del verde comunali sono state orientate a spendere soldi in appalti di manutenzione dei prati a costi insolitamente superiori a quelli di mercato.” Aggiunge Alfonso D’Ippolito, segretario dell’associazione “ Vedremo se la nuova Giunta sarà capace di cambiare rotta eliminando sprechi e clientele per orientarsi verso politiche del verde strategicamente mirate alla stabilizzazione. Altrimenti dovremo invitare tutti i cittadini a stare alla larga dagli alberi, e non solo quando piove.”

L’Oikos ha inviato, la scorsa settimana, una nota al Campidoglio, affinché si programmi una seria politica di alberatura di parchi e vie scegliendo le piante autoctone più adatte nei periodi dell’anno giusti e scegliendo essenze con meno di 5 anni. Ovviamente i vivaisti faranno meno affari (dato che i costi delle piante stesse e le operazioni di messa dimora sono decisamente inferiori) ma ne guadagnerà la salute del verde e l’incolumità dei cittadini.

L’Oikos conclude invitando gli stessi cittadini romani a porre al centro dell’attenzione la sicurezza del verde, segnalando situazioni di pericolo ma anche evitando le sciocche e sterili proteste che accompagnano, talvolta, gli interventi di potatura o di abbattimento degli alberi pericolanti.

comunicato stampa dell'Oikos del 6 novembre 2008

martedì 29 aprile 2008

Adesso qualcosa dovrà cambiare

Comunicato dell’OIKOS
I cittadini romani si sono svegliati e hanno bocciato il tentativo del centrosinistra di riproporre un personaggio come Rutelli alla guida della città. Moltissimi hanno votato per Alemanno senza conoscerlo e fregandosene della campagna di insulti e calunnie che gli pioveva addosso, evidentemente consapevoli che qualsiasi cambiamento nel sistema di potere che ha messo Roma in ginocchio andava comunque fatto. I prossimi cinque anni dovranno servire a cancellare la corruzione, il clientelismo, gli sprechi e le inefficienze che si sono andati affermando come pratica costante negli ultimi 15 anni, cominciando ad allontanare quei dirigenti che favorivano sempre gli stessi amici degli amici concedendo favori, immobili, appalti e forniture secondo criteri da codice penale. Negli anni 90, dopo Tangentopoli, la sinistra di Rutelli e di Veltroni invece di fare pulizia in una delle amministrazioni peggiori d’Italia, non fece altro che riempire gli spazi lasciati liberi dagli assessori democristiani e socialisti finiti in manette eliminando qualsiasi opposizione comprandola con fiumi di denaro pubblico finiti in progetti e interventi di cui non ha beneficiato assolutamente la città, bensì una miriade di cooperative, pseudo associazioni, ecc. i cui presidenti appartenevano ai partiti della sinistra . Se Alemanno e la sua squadra sapranno intervenire con decisione, innanzitutto, sul tema della moralità e dell’efficienza, la loro sfida sarà vinta al cinquanta per cento e potrà raggiungere gli altri obiettivi, dalla sicurezza , allo sviluppo alla soluzione dei problemi ambientali. Se non mostreranno decisione e fermezza in questo impegno strategico irrinunciabile, difficilmente riusciranno ad evitare un collasso epocale di una macchina amministrativa lasciata senza cure e senza regole per troppi anni.

venerdì 11 aprile 2008

Siamo Salvi !






Comunicato dell’OIKOS
La notizia che il simpatico Totti appoggia Rutelli nelle elezioni romane è di quelle che riempie di gioia e orgoglio l’elettorato romano che, finalmente, vede che la soluzione dei suoi problemi potrà essere affidata ad una mente fine e pronta a cogliere l’essenza più profonda dei mali della città.
E, comunque, se questo non dovesse bastare, potrebbe venire in aiuto un po’ di buona sorte affidata alle indubbie doti della candidata socialista Milly D’Abbraccio, la cui propaganda chiara e senza equivoci promette decisamente bene. Bene così e, soprattutto, cerchiamo di non parlare del traffico, della distruzione della campagna romana, della sporcizia, della corruzione e dell’illegalità. Non rovinateci questa bella Festa de Noantri con argomenti così tristi.







venerdì 4 aprile 2008

Un futuro più caotico del presente

Comunicato dell'Oikos
Abbiamo molto insistito sulla vicenda degli immobili fantasma del Comune di Roma non tanto perché questo fosse l’indice di chissà quale corruzione. Al massimo scopriremo, una volta terminata l’inchiesta giudiziaria, che non si è trattato altro che di favori concessi a qualcuno per simpatia politica o amicizia personale. Sempre di reato si tratta, è vero, ma fuori, probabilmente, da grossi giri di denaro, tangenti, ecc. La cosa che più ci preoccupa è che tanto Veltroni quanto Rutelli, una volta messi a conoscenza di una circostanza indubbiamente imbarazzante per l’amministrazione cittadina, non siano riusciti ad intervenire con decisione nei confronti di un dirigente comunale che, tra l’altro, ha collezionato una serie di critiche nei dieci anni che si è trattenuto al vertice degli uffici del demanio, omettendo, tra l’altro e nonostante precisi richiami, di trasferire parte delle sue competenze ai municipi. La sensazione chiara che abbiamo è che questo, come tanti altri episodi di fronte ai quali ci siamo trovati svolgendo il nostro lavoro o anche solo per caso, è che negli ultimi anni in questa città non si capisca bene chi prenda le decisioni, chi le faccia rispettare e chi si opponga a quelle palesemente sbagliate. Il fatto è che il cosiddetto ‘modello Roma’ inaugurato con la seconda giunta Rutelli e proseguito da Veltroni, in realtà non sia stato altro che la distribuzione delle risorse pubbliche tra una serie di soggetti poco identificabili che vanno dalle imprese di costruzione, ad alcune frange della sinistra antagonista, da alcuni settori del commercio a quelle organizzazioni sociali e ambientaliste che, in cambio di appalti e posti di potere, hanno rinunciato a criticare scelte disastrose compiute ai danni della città. La svendita della campagna romana ove sono state costruite migliaia di villette (non appartamenti per le famiglie in difficoltà) che restano invendute o il proliferare degli insediamenti abusivi di nomadi o immigrati poveri, l’abbandono delle aree verdi e delle riserve naturali, l’aumento del traffico e dell’inquinamento, sono segnali molto brutti . In questa campagna elettorale sentiamo parlare tutti di sicurezza , nonostante tutti sanno, statistiche alla mano, che Roma è stata, sino ad oggi, una delle città più sicure. Ma se la gente si sente minacciata ci sarà pure un motivo. Probabilmente, come tutte le paure ‘immaginarie’ la sensazione di minaccia si manifesta perché il cittadino si rende conto che nessuno prende le decisioni che servirebbero e che i sindaci smentiscono pure sé stessi alimentando la confusione un giorno dopo l’altro. In molti si domandano, ad esempio, com’è possibile che Veltroni indichi come il peggiore dei mali l’esperienza della collaborazione di governo fatta con la ‘sinistra arcobaleno’ e Rutelli, lo stesso giorno in cui si vota per il governo nazionale, si candidi a sindaco della capitale d’Italia sostenuto dallo stesso schieramento considerato tanto sciagurato. Cerchiamo, almeno, di trovare un po’ di spazio e serenità per meditare su questo.

martedì 26 febbraio 2008

Le cooperative diventano onlus. Ma solo nei sogni di un assessore e di un burocrate.

Comunicato dell’OIKOS
Avevamo inviato, il 24 dicembre 2007 , al sindaco Walter Veltroni e all’assessore del PD Minelli, una nota con la quale segnalavamo l’irregolarità dell’assegnazione a canone sociale (cioè ad una cifra praticamente simbolica) di un immobile (circa 1000 mq.) di proprietà pubblica ad una cooperativa di professionisti, facendo presente che il regolamento comunale per questo tipo di assegnazioni è limitato alle organizzazioni non lucrative di utilità sociale. Dopo due mesi abbiamo ricevuto un fax firmato dall’Assessore e dal direttore del III Dipartimento che, dopo aver lamentato che la nostra nota tentava di “ergersi in maniera delatoria a giudice dell’attività dell’amministrazione comunale” sosteneva che “ai sensi della normativa in vigore anche le Società Cooperative sono organizzazione non lucrative di utilità sociale”. Due cose risultano incomprensibili: la prima è come sia possibile che un assessore ed un alto burocrate che , da almeno dieci anni, hanno gestito l’immensa ricchezza del patrimonio immobiliare pubblico romano assegnando appartamenti e fabbricati, talvolta di grande valore , senza alcun controllo ed omettendo di decentrare presso i municipi questa importante funzione sociale nonostante precisi richiami, dimostrino di ignorare la normativa vigente in tema di onlus, stabilita da una precisa legge dello Stato italiano. La seconda è che il Sindaco uscente Walter Veltroni, più volte sollecitato ad intervenire sul problema , non si è mai degnato di rispondere.
La realtà che emerge è che in una città dove la gente (e non solo gli zingari) è costretta a vivere sotto i ponti, dove mancano sedi per attività a difesa dell’ambiente, spazi ricreativi per i giovani, alloggi a basto costo per gli studenti , circa 300 immobili per un valore di decine e decine di milioni di euro (forse centinaia) sono spariti nel nulla ed assegnati a prezzi di comodo non si sa bene a chi.
Deboli e sporadiche le proteste dell’opposizione, scarsa l’attenzione della stampa, (a parte alcuni articoli de Il Giornale ed un’inchiesta de l’Espresso). Dobbiamo aspettare che sparisca pure il Colosseo prima che qualcuno arresti il saccheggio delle risorse pubbliche a favore di amici e compari?

Per aggiungere un commento clicca sotto